Il Movimento

2 dicembre 2019 Il Diario Di Psiche, Psicologia

“Cosa fai per prima cosa quando impari a nuotare ? Fai degli errori, non è vero? E cosa accade ?
Fai degli altri errori e quando hai fatto tutti gli errori che è possibile fare senza affogare – e alcuni di loro
anche più e più volte – cosa scopri ? Che sai nuotare ?
Bene la vita è la stessa cosa che imparare a nuotare ! Non aver paura di fare degli errori perché non c’è
altro modo per imparare come si vive”
(A. Adler)
Prendendo in prestito le parole di Alfred Adler, psichiatra, psicologo e psicoanalista austriaco, che
insieme agli amici Freud e Jung fondò la psicologia psicodinamica, vorremmo fare qualche breve
riflessione su uno dei sensi della vita: il movimento
Spesso le persone che iniziano un percorso terapeutico, indipendentemente dalla sintomatologia da cui
sono affaticati, appaiono del tutto inconsapevoli di essere bloccati nella direzione da dare alla propria vita.
Il fine ultimo, la meta reale a cui ambire per raggiungere il benessere psichico, spesso viene offuscata da
mete finzionali che distolgono lo sguardo dal raggiungimento del vero obiettivo.
Una di queste mete finzionali è rappresentata dall’evitamento dell’errore.
Adler, nella sua profonda semplicità e saggezza clinica, sosteneva che uno dei malesseri dell’uomo
contemporaneo è la ricerca assoluta e costante del maggior numero di precauzioni per evitare
l’esperienza, per lui creativa e intuitiva, dell’errore.
La pratica clinica ci porta ad essere sostenitrici assolute di quanto sia importante e formativo per la
nostra vita commettere errori e testimoni di quanto, al contrario, l’essere umano si dolga e si punisca per
averne commessi, disperandosi perché convinto che la fallibilità lo porti lontano dalla perfezione, altra
meta finzionale, oggi sempre più ambita.
Il percorso terapeutico, assume, tra gli altri, il significato di aiutare il paziente a comprendere che lo
sbaglio, la caduta, l’inciampo è parte fondamentale del percorso di crescita personale e collettivo e che è
parte dell’irripetibilità e dell’unicità dell’individuo.
La stanza dello psicoterapeuta può davvero diventare un luogo in cui poter provare a cambiare la
percezione dei propri sbagli, dandole nuove chiavi di lettura e scoprendone aspetti creativi preziosi e
arricchenti.