Transfert e controtransfert : due termini psicoanalitici

20 novembre 2019 Il Diario Di Psiche, Psicologia

Il libro  : la tecnica nell’analisi Junghiana è uno scritto importante che ci fa da spunto per introdurvi nei temi del Transfert e del Controtransfert nella psicoanalisi. Questo è un secondo  volume della Library Psychology che raccoglie contributi dei membri  della London Society of Analitical Psychology, che illustrano i risultati di lavori svolti negli ultimi 20 anni nel campo dell’ analisi e in particolare nei temi del Transfert e nel Controtansfert.

Il primo a parlare di “transfert” e “controtransfert” fu il padre della psicoanalisi Sigmund Freud.

Con il termine transfert facciamo riferimento alla tendenza del paziente a proiettare sul analista  rappresentazioni aspettative emozioni che traggono origine dalle interazioni con i propri genitori durante l’infanzia. Durante tutto lo svolgimento della psicoterapia il paziente mette sul analista amore, odio,desideri,paure , invidie e emozioni che ha sperimentato e vissuto con le figure genitoriali.

Il terapeuta riconosce e utilizza queste proiezioni per aiutare il paziente ad arrivare alla consapevolezza dei propri vissuti.

Il movimento transferale è esente dall’ età dell’ analista piuttosto che dal genere sessuale o caratteristiche proprie. Il transfert avviene. Il transfert , da Freud in poi è stato sempre un ottimo movimento per riuscire a “rivedere” meccanismi spesso negati .

Il transfert può essere negativo o positivo a seconda dei sentimenti che entrano in gioco.

Quando parliamo di controtransfert, all’opposto è una reazione o movimento psichico  dello psicoanalista al transfert del paziente.

È la risposta emotiva dell’analista da tutto ciò che è indicato dal paziente, agisce sui sentimenti  sui  inconsci dell’analista. Esempio pratico può essere se l’analista sogna il paziente, ha eccessivo interesse per il paziente, intense reazioni emotive correlate al paziente, ecc.

Anche sulla parte controtransfert assistiamo ed un importante lavoro da parte dell’analista nel carpire, arrivare a consapevolezza di meccanismi sistemici.

L ‘ operare dell’analista è sempre il risultato di una amalgama di aspetti teorici e delle riflessioni sull’esperienza analitica quotidiana.

Vi è una forte interdipendenza fra transfert e controtransfert, concerti che come abbiamo visto sono costantemente presenti nel percorso analitico. Lo sviluppo del loro potenziale terapeutico costituisce il nucleo delle riflessioni e dei pensieri del terapeuta insieme ai contributi teorici in suo possesso.

Vorremmo finire questo scritto riportando le parole di Judith Hibbach ( analista junghiano) :

L’analista presta attenzione al proprio comportamento, a quello del paziente e alle dinamiche psicologiche in atto. In questo lavoro le azioni e le interazioni assumono un importanza superiore ai concetti teorici, che distraggono dalle azioni, trasformandole in oggetti, e possono inoltre essere utilizzati in maniera difensiva per impedire al terapeuta di sperimentare e comprendere il paziente come persona. Senza trascurare di considerare attentamente i sostantivi, è sui verbi che dobbiamo concentrarci”